Se quel treno non avesse ritardato, avresti avuto quei cinque minuti fatali per conoscere chi poi avresti amato/odiato?
Se fosse/non fosse stato/a impegnato/a quando ti sei presa/o una cotta per lui/lei, avresti comunque perseverato?
Se avessi/non avessi avuto un incidente avresti aderito lo stesso a quel modo di vivere?
Si può continuare all’infinito. Chiamalo caso, destino, dio. Quanta parte ha nella tua vita? Le tue scelte, sarebbero rimaste le stesse? Sì, no, dipende. Che importa? Nulla, solite domande oziose. Mi ricordano quanto miseri siamo, e quante maschere ci mettiamo sopra approfittando di quelle occasioni che la vita ci offre. Anche una mancata occasione può essere maschera, certo.
Che voglio dire? Un punto in più alla teoria per la quale “ogni momento puoi rivoluzionare tutto completamente”. Siate sicuri, per carità. L’inerzia è una delle peggiori condanne auto-inflitte.
Svegliarsi dopo aver sudato via le preoccupazioni.
Tanto per ognuna che va via da me, ce n’è un’altra che assale qualcuno che mi è caro.
Ieri è stata davvero una bella giornata. Tante risate, belle sensazioni.
Pensavo che mi spiace quando qualcuno legge qui e si intristisce, o si preoccupa. Mi piacerebbe saper far ridere, ma non è cosa mia. Al massimo, posso mostrare gli altri che ridono. ^^’
Ho visto
L’ho sognata ancora, e mi ha un po’ inquietato il fatto che fosse piccola come una bambina, seduta sull’angolo di un carrello da supermercato, e si chiamasse “nonna Basilia”. Ma si può?! Ah, ed era anche tanto fragile da non poterla baciare che su una guancia sola. Ho ignorato la bambina vera, nel sogno, per andare verso di lei, che non era lei. Chissà perché sogno ste cose.
Sono stanca. Sfibrata. Nervosa. Le cose promettono e smentiscono, così come le persone. Ho riguardato frasi vecchie da tre a un anno, e mi sono intristita ancora di più. Perché alcune maledettissime cose devono distruggere le armonie che si formano? Domanda oziosa e retorica, lo so. Voglio solo scrivere a vanvera. Non so neanche perché lo sto facendo qui. Forse per dire “non aspettatevi nulla da me”. Ascolto De Andrè e i Pink Floyd. Il primo per l’amarezza, i secondi per i ricordi. In pratica salto su alle prime note di tutte le loro canzoni. Ho scritto per l’amarezza e i ricordi. Non so se a causa di questi, o se le canzoni li risvegliano. Sensazione comune e inflazionata. Sono stufa di cercare di essere originale.
Il cellulare ha fatto un volo nel cesso, e io dietro a rincorrere i messaggi. Ho rotto le unghie, mi ricordano ogni giorno la vergogna di non usarle –come un anello, un anello di fede, pesantissimo agli occhi-.