oh insomma… siamo solo diversi… io sono così… non penso prima di parlare… non ancora… non mi riesce e me ne dispero, perché a volte, con certe persone, proprio non si dovrebbero dire cose così tanto per. E puntualmente invece, magari cominciando la conversazione con timore di sbagliare e attenzione e pensieri antecedenti e collaterali, mi rilasso durante la stessa, magari rido o azzecco qualcosa che fa ridere l’altro, e paff, eccola lì, la catena di opinioni, parole, notizie anche molto semplici, che, per qualche motivo improvvisamente dimenticato, sono inappropriate. Danno fastidio, sconfinano, non dovevano essere dette… e così via.
Tragico, credetemi.
E non ci puoi fare nulla... chiedi scusa ma il danno è fatto.
Dall’altro lato la chiamano “imposizione”. Insensibilità. Come me quando sto dall’altro lato.
Ce la metto tutta, giuro. Ce la farò prima o poi… lo spero tanto.
Beh, potrebbe capitare. Svegliarsi senza nemmeno essersi addormentati, gli occhi stanchi e la mente vagante. Potrebbe soffermarsi il pensiero, su cose di nessuna importanza, su cose più che vitali, su musiche quiete e fracassi insopprimibili. Su panorami perfettamente ripetibili, splendori domestici comunemente disprezzati o almeno non considerati. Su urla inudibili, su sguardi chiarissimi, dita intrecciate, desideri impellenti. Si potrebbe considerare, ad esempio, la catena di eventi che ha permesso a quest’anima di guardarla, in questo momento. Lo specchio che guarda se stesso si sporge sull’infinito. E la terra di cui ho sporche le mani, il sale e il gesso e il sangue e il vento che danno loro odore; e il cuore che scalpita in petto, e la fatica e il sollievo di una situazione che finisce in sospiri e sorrisi; e.
E insomma, potrebbe, sì, avanti, potrebbe, venir fuori un insano desiderio di sussurrare qualcosa su un blog. Insano e stupido, sì lo so.
Non una virgola è messa a caso. ^^

Incominciò a piangere, in quel modo che è un modo bellissimo, un segreto di pochi, piangono solo con gli occhi, come bicchieri pieni fino all'orlo di tristezza, e impassibili mentre quella goccia di troppo alla fine li vince e scivola giù dai bordi, seguita da mille altre, e immobili se ne stanno lì mentre gli cola addosso la loro minuta disfatta.
[Alessandro Baricco, Castelli di Rabbia]
ecco.. non che io sia triste.. non è proprio questo.. anzi, ho dentro me tante cose che mi fanno felice solo a riguardarle un attimo nel ricordo. però.. però sto come collezionando pezzetti, conchiglie trovate sul bagnasciuga, stelle riconosciute a fatica, gocce inaspettate che piovono tra le mie dita. le raccolgo, le tengo con me. alcune ogni tanto combaciano, ma da sé, senza che io mi debba sforzare di trovare in loro un disegno. così.