lunedì, 04 dicembre 2006, ore 17:09

di nuovo il mio attaccamento agli oggetti, la malìa delle loro storie, mi si para davanti con tutta la forza che ha. entra nella mia vita, o meglio urla che c'è, e spreme addirittura lacrime dai miei occhi. perchè sono convinta, che tutto ciò che rimane di noi è quello che ci sopravvive, cioè le persone che ci ricordano, e le cose che sono state depositarie dei nostri sentimenti, muti testimoni del nostro vivere. è difficile mentire ad un oggetto, normalmente è uno spreco di energia, farlo. lo utilizziamo, ci rivolgiamo ad esso, come se parlassimo allo specchio, con lo stesso conforto della consapevolezza che non risponderà, e l'ulteriore rassicurazione del fatto che non siamo noi, non è il nostro corpo quello a cui ci rivolgiamo. è un'esercitazione alla relazione con gli altri, se vogliamo... basta pensare ai giochi dei bambini, o alle attività -maniacali- nelle quali ci si rifugia quando si vogliono evitare gli esseri umani.
non è facile amministrare la morte di una persona cara, e scusatemi se è ovvio.
 

DREAM ON

Everytime that I look in the mirror
All these lines on my face gettin' clearer
The past is gone
It went by like dust to dawn
Isn't that the way
Everybody's got their dues in life to pay
I know what nobody knows
Where it comes and where it goes
I know it's everybody's sin
You got to lose to know how to win

Half my life is in books' written pages
Live and learn from fools and from sages
You know it's true
All the things come back to you

Sing with me, sing for the years
Sing for the laughter, sing for the tears
Sing with me, if it's just for today
Maybe tomorrow the good Lord will take you away

Dream On, Dream On
Dream yourself a dream come true
Dream On, Dream On
Dream until your dream come true
Dream On, Dream On, Dream On..

Sing with me, sing for the years
Sing for the laughter and sing for the tears
Sing with me, if it's just for today
Maybe tomorrow the good Lord will take you away

 

clearwings

domenica, 10 settembre 2006, ore 11:29

Ho avuto paura ieri… e tu, non so come, davvero non so, hai sciolto uno ad uno i nodi della mia anima. Bastano poche parole, a volte. Grazie…

Riuscirò a dirtelo con voce forte e decisa, presto. Per ora, perdonami, lo penso e dico ancora qualcos’altro.

Grazie.

 

 

 

         Vorrei essere capace di passare le dita sui tuoi occhi, e cancellare, in un gesto, lo so, è follia, le tue lacrime. Scusami, se non riesco… se ho paura, in fondo anche di te. Sono ancora insicura, fragile anche io. E non voglio darti fastidio.

Ti mando un bacio, da lontano, però.

clearwings
P.link ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : cataclismi

venerdì, 17 febbraio 2006, ore 11:36

In silenzio, guardar crescere l’ansia. La febbre dentro l’anima, la solitudine. Aggrapparsi ad un foglio, una stilo, uno sfogo. Il sorriso di qualcuno che solo per caso te lo rivolge.
In silenzio, contro la morte e la disperazione. Aggrapparsi ad un’illusione per caso capitata tra le tue dita. Chiudere gli occhi e chiamare, urlare col pensiero e la certezza di non poter essere udita. Solitudine. Desiderio incolmabile di un unico tipo di conforto. Un solo abbraccio, un solo sguardo. Inarrivabile. Impossibilmente lontano, tanto quanto è stato immediato e vicino.
Straziante nella misura della sua realtà.
Abbandonare le dita e far loro comporre frasi smarrite, senza una meta, uno scopo o un messaggio, se non forse il semplice e arcano grido d’aiuto. Bisogno di aiuto.
Esistere in un altro modo. Con altre priorità, con altri sogni. Rispetto, elasticità mentale. Attaccamento, nostalgia. Convivono, sì, a tuo dispetto, pur se tu le consideri assurde, assieme.
Dolore sordo, immenso.
Disperazione.
Non voglio essere compianta. Non cerco la pietà di nessuno. Descrivo per la pura voglia di farlo, per il solo bisogno, indipendentemente, una volta tanto, da cosa me ne possa venire. Forse perchè fra tutte le cose che potrebbero derivare dal mio "confidarmi", dal mio pubblicare le emozioni, ho perso la speranza di trovare le uniche che potrebbero costituire il mio tornaconto. So che lui non leggerà. Quindi scrivo tranquilla, se così si può dire.
Rulli di tamburo, martellanti, incessanti, un'aula vuota e immensa, palpitare doloroso del cuore. Fiamme sottili e pungenti. Immagini gratuite e simboli senza nessun significato. Nessuno.
Passiva attesa che la mente si allontani. Attendo senza più voglia, che tutto passi, anche se non vorrei passasse mai.
Vorrei smettere qui tutto, chiudere gli occhi e riaprirli senza ricordare più niente. Senza più la capacità di piangere.
Ho smesso anche di chiedere aiuto. Tanto il mondo non si cambia…
Mi soffoca. È un groppo alla gola che non riesco a eliminare. E sono sicura che dall’esterno non si vede.
Per chi non vuole guardarmi, certo.
Lascio. Mollo.
Basta.
Ho
 
chiuso.
clearwings