ed ecco, un anno. Un anno da Danilo. Un anno di me stessa, passato. Un anno di esperienze con calma, di esperienze nuove, e tante, quante… tantissime persone, tutti i colleghi, gli amici, questi bellissimi amici. E poi… e poi la festa per la laurea di grazia, e i giorni seguenti, e marzo. E poi… e poi la paura e la voglia, un desiderio sempre più pressante e sottilmente corrisposto, sguardi, sorrisi, carezze sempre più intime e sentite. E poi… e poi adesso, e questa felicità. Questo appagamento, anche nella fretta dello studio arretrato. Queste inquietudini nella fretta degli ultimi giorni prima delle partenze.
Se mi sento cambiata? Mah. Più che altro sono evidenti i cambiamenti esterni a me, quelli delle altre persone, e delle situazioni che ci univano, e che ci uniscono adesso. Ho imparato, certo, tante cose da tanti maestri
. Come l’attenzione ai silenzi, agli abbracci, ai risentimenti, alle cicatrici, alle paure. Ho imparato ad essere trattata con veemenza quando prima c’era l’affetto, il bacio, il ti voglio bene, la gentilezza. A rispettare il tempo, il tempo degli altri prima che il mio, il tempo che mitiga e muta, e traccia le risoluzioni, e completa i rapporti, e li arricchisce.