Incredibile come mi basti qualche giorno di totale rilassamento col mare per riacquistare parecchie delle cose che mi mancano. Cose che perdo, sicurezza, oggettività, coerenza, serenità, autosufficienza e via così. le semino per la strada delle cose che accadono, e poi scoppio perché mi mancano. Ovviamente non voglio dire con questo che nel mio sfogo (patatrac) di qualche giorno fa non ci fossero alla base sentimenti che permangono, sinceri e cristallini anche adesso. Perdita, lucida nostalgia di cose fin troppo vicine che non ritorneranno più; senso di inutilità, e mancanza di senso; colpa per una situazione nella quale in effetti ne ho poca; frustrazione, oppressione dai giudizi degli altri. Ecc ecc ecc.
C’è qualcosa di intimamente mio, nel raccogliere conchiglie, e vetri, e sassi, a mare. Probabilmente, io, sono proprio quel gesto. Quella ostinata ricerca e quei mille scarti per trovare un guscio intatto, di un colore con un’identità, e un senso, un metodo. Quell’anelare ad una boccata d’ossigeno, dopo che le orecchie e gli occhi scoppiano di meraviglia, il corpo danzando nel ventre della vera madre. Quello sciacquare, detergere, pulire, posare con cura e dedizione, i frutti di tanto ed operoso vagare. Quel rimirarli, scorgerne imperfezioni, mutate figure, mancate bellezze, e rimetterli al posto, delicatamente, con affezione, cambiarli di schema, di sequenza, di piedistallo.
