[1feb07]
8 mesi… ^^ non mi pare vero.
3 notti di sogni omicidi. Non è forse tutto parte di noi, un sogno? Sotto forma di altre persone o cose, non ci siamo sempre e solo noi stessi?
Fa ridere sentirsi giustamente domandare, a tal proposito, ‘ma ce l’hai con qualcuno per caso?’. Fa ancora più ridere non saper rispondere, e scoprire di non averci pensato prima.
Dare forza, ricevere forza. Può essere ascolto, abbraccio, silenzio. Può essere appoggio, aiuto… e imparo amicizia.
E sentirsi amici spontanei, veramente. E sentirsi capiti, e volere continuare insieme.
Discorsi sulle perversioni… sulla normalità in effetti, che non esiste. Sulle finzioni, menzogne per vivere, dato che tutti le usiamo, che importa alla fin fine se alcune sono più estese, grosse e complesse di altre…? Perché… puoi forse biasimare?
Invece sorridere, accettare; stare insieme, ridere. Conoscersi. Sembrano banalità. Forse per alcune persone lo sono, naturali intendo. A me invece capita, come adesso, di fermarmi e meravigliarmi. Spesso; di moltissime cose.
E sapere di notti insonni, mentre tu sei persa nei tuoi sogni, con sempre maggiore piacere e abbandono. Sapere di tormenti, intrecci, persone che ricompaiono e altre che spariscono dalla tua vita.
E intanto è primavera. Mimose e fiori rosa, distese di trifoglio, farfalle, in alcuni angoli molto è già esploso dopo i primi giorni di sole. Da un mese, ormai.
[6feb07]C’è qualcosa di molto contorto, nella mia vita, per ora. E non parlo solo delle cose che vorrei non fossero mai successe (ma anche qui c’è contorsione, perché, come puoi desiderare che qualcosa non sia successa, se sei stata tu a farla accadere?), ma anche delle cose apparentemente senza connotazioni negative o positive, lo studio che mi pesa, gli esami e i colleghi, le amicizie che si intrecciano in un ambito (quale quello dell’università appunto) troppo ristretto e saltuario per farle sviluppare appieno (e alcune andrebbero sviluppate meglio, a beneficio di tutte le parti), le esperienze familiari, i ricordi dolorosamente vividi e le trasmissioni trovate casualmente in giro per i canali televisivi (rarissimo che io giri i canali televisivi…); progetti che non oso più che abbozzare, parole che come al solito corrono fuori troppo in fretta (sembrerebbe non sia la mia bocca a farle uscire, sembrerei discolparmi inconsciamente, ma sono io, le parole sono me, così come tutte le immagini di tutti i miei sogni, -MiRipetoMaÈImportante- che conosco mentre sono sola nel mio letto e nella mia mente).
Ho sognato una biblioteca le cui pareti, scale e scaffali si spostano e rimescolano incessantemente, lungo una torre alta e in cima un lucernario, e il mio sguardo da sotto, neanche troppo sorpreso perché, insomma, sono _ritengo_ i miei pensieri e le cose che conosco o di cui ho fatto seppur una fugace esperienza, e so bene come mi sfuggono facilmente e come mi sia difficile capire il disegno dei loro movimenti.
Ci sono cose che penso soltanto. Fino al momento in cui qualcuno le intuisce, e io sono al limite, e le lascio venir fuori. Ma come dice Baricco [Saggio sull'Onestà Intellettuale, City], quella che esprimi non è mai l’idea come ti era parsa nel primo stupendo istante folgorante. Ripensandoci, capisco perché mi è piaciuto tanto quel pezzo.
