mercoledì, 29 novembre 2006, ore 17:08

e ogni tanto la gente scoppia, stroppia, esplode insomma. e perchè una situazione ti si protrae per mesi, sotto mille aspetti diversi, perchè ti rendi conto di quanto cazzo di tempo passi a sviscerarla, ed è proprio tanto, e pensi, penso, pensiamo, e se ne fossi attoriniata, se ce ne fossero altre 50 attorno a me, come resistere, come resisto, non lo so. quando anche la voglia di ascoltare ti porta via quell'ultimo barlume di brio che ti ha permesso di seguire lezioni barbosissime/in siciliano stretto/dal fratello di dio, non lui nè suo figlio però, eh!, quando anche quello senti che lentamente ti abbandona, e un letto e un abbraccio silenzioso ti sembrano l'unico desiderio immaginabile... come fai a dirle aspetta ancora. Perchè potrebbe essere così comì perchè e perchè no. Ma ognuno in fondo e invece tutti devi capire, devi capire. per messaggi, figuriamoci. di persona, in una collezione di istanti troppo lontani tra loro, che nemmeno se cuciti insieme con tutta la buona volontà del mondo arrivano a mezzora scarsa. e diglielo, su, hai ragione però forse. sì, meglio aspettare. aspettare cosa?! che la paura passi, che ne venga una più grande? e se approfitti, se forzi adesso, non ti sembrerà di aver giocato sporco? non sentirai l'eco di questa paura promessa mai affrontata perchè semplicemente ancora non c'era? mica puoi aspettare che ti escano tutte, no? si parlerebbe solo agli aspiranti suicidi, altrimenti! e là sì che si avrebbero tempi stretti. la forza di una sola parola. un sorriso, un attimo. capire. anche per un'attenzione scialba e colabrodo come la mia. a volte, anche a me, sì.

ma in fondo... chi aspira a morire, e chi no, in ognuno di questi attimi pazzeschi? mi sono stancata di creare categorie. passo il testimone.

faccio la maestrina, me ne accorgo, mi lusinga, mi fa ribrezzo, mi vergogno, me ne vado.
ah, tanto per dirne una. chi ha voglia... in questi giorni si parla di microviolenze.
clearwings