A volte ci sono posti in cui vuoi andare. Parole che vuoi scrivere senza sapere dove dirigerle. Perché dovresti? Immagini, sogni. Signori di sogni. Spensieratezze, amarezze perdute e guardagnate. Ricordi che non vuoi perdere e altri che ti distruggi nello scoprire scomparsi, sfuggiti alla tua seppur esile coscienza. A volte non hai uno scopo in quello che fai, vorresti solo partire, forse portare due o tre persone con te se acconsentono, e non tornare, per un mese, un anno, una vita. Così. Che bisogno c’è poi… ma i bisogni li vedi, anche e soprattutto nelle parole scortesi, nei gesti automatici, e in quelli forzati, li vedi nel marasma dei sentimenti sopiti, reali eppure magari rinnegati, e di quelli superficiali, di convenienza, di convivenza. Li vedi nei “no.”. Nelle persone che cambiano, che si buttano a peso morto nella vita senza curarsi più nemmeno di loro stesse, in quelle che vorrebbero far lo stesso, eppure rimangono in silenzio, pensando, in silenzio, osservano e soffrono, come tutti, in silenzio. Vedi i bisogni negli attacchi feroci e ingiustificati, nelle intercessioni persino degli sguardi, nei capannelli di conforto, inattaccabili, fortificati contro mandanti di colpe imperdonabili, se non fosse che sembrerebbero perdonate, da chi ne è stato vittima… eppure, continua. Tutto continua, come un balletto, uno spettacolo, parti stabilite, attori, battute, suggeritori. Deve continuare. È il nostro spettacolo, non possiamo farne a meno se non con una fatica immane, solitudine a volte, liberazione, credo, altre volte.
E intanto, tutti noi, sogniamo.
Ricordarseli, i sogni… i più importanti istanti della nostra vita, potrebbero esserci stati… e noi li dimentichiamo, puntualmente. Sappiamo di sognare solo per minuscoli sprazzi, sfilacciamenti della veste della notte, che nasconde il Tutto, e mostra, con gran fatica, le briciole.
Come si può avere nostalgia di qualcosa che ce l’ha messa tutta pur di non continuare ad esistere?
A volte, si sente il bisogno di discolparsi.
