Ogni tanto ripesco dalla libreria brani o canzoni che ho adorato, quando li ho incontrati per la prima volta. E ogni tanto, a distanza di anni ad esempio, con lucidità capisco cosa c'è di così intimamente mio, in quelle frasi o in quelle musiche. Tanto da poter ricostruire per così dire il mio profilo, accostandole tutte, saldandole coi ricordi, e un sorriso, sono io e mi riconosco. Sensazione strana, quest'ultima. Consapevolezza di crescita, la si potrebbe chiamare. Triste e gentile al contempo.
tanto per citarne un paio, oggi potrei mettere assieme i seguenti pezzi del puzzle, tutte musiche, che ho radunato sotto i miei occhi. A voi:
Forever, Stratovarius.
And Then There Was Silence, The Bard's Song, Blind Guardian
Wait For Sleep, Another Day, The Spirit Carries On, Learning To Live, The Silent Man, Dream Theater
Horizon's, Firth Of Fifth, Genesis
Let Me Live, The Miracle, Hammer To Fall, The Show Must Go On, One Vision, Queen
Fur Elise, Beethoven
Giochi Proibiti
Hallelujah, Jeff Buckley
Sorrow, High Hopes, Pink Floyd
Stairway To Heaven, Led Zeppelin
Nothing Else Matters, Metallica
Sui treni, per salvarsi, leggevano.
Linimento perfetto. La fissa esattezza della scrittura come sutura di un terrore. L'occhio che trova nei minuscoli tornanti dettati dalle righe la nitida scorciatoia per sfuggire all'indistinto flusso di immagini imposto dal finestrino. ... Bisogna immaginarselo. Un treno in corsa furibonda su due lame di ferro, e dentro il treno un angolo di magica immobilità ritagliato minuziosamente dal compasso di una fiammella. La velocità del treno e la fissità del libro illuminato. L'eternamente cangiante multiformità del mondo intorno e l'impietrito microcosmo di un occhio che legge. Come un nòcciolo di silenzio nel cuore di un boato. Non fosse storia vera, vera storia, si potrebbe pensare: non è che la bellezza di un'esatta metafora. Nel senso che forse, sempre, e per tutti, altro non è mai, lèggere, che fissare un punto per non essere sedotti, e rovinati, dall'incontrollabile strisciare via del mondo. Non si leggerebbe, nulla, se non fosse per paura. O per rimandare la tentazione di un rovinoso desiderio a cui, si sa, non si saprà resistere. Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la verità. Un libro aperto è sempre la certificazione della presenza di un vile - gli occhi inchiodati su quelle righe per non farsi rubare lo sguardo dal bruciore del mondo - le parole che a una ad una stringono il fragore del mondo in un imbuto opaco fino a farlo colare in formine di vetro che chiamano libri - la più raffinata delle ritirate, questa è la verità. Una sporcheria. Però: dolcissima. ...lèggere è una sporcheria dolcissima. Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro ? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura - un libro che inizia.
[Alessandro Baricco, Castelli di Rabbia]