Ognuno vede quello che può. Dipende dalla propria coscienza, da quante cose si sanno e da come ci si pone verso il mondo. Ovvio. C’è sempre un io osservante e un io osservato, almeno io lo avverto sempre. Quindi non riesco a non domandarmi se ho speranza di realizzare i sogni che realisticamente scarto, se ha senso credere negli ideali, nelle buone intenzioni, se è utile esporsi, ritrovare le parole, andare a manifestare, cose così. Contro la più spudorata ipocrisia delle figurine dei policanti fatte sfilare al tg cosa può valere un appello, una firma, un dissenso? Si parla di popolo, ci sono i guerrieri crociati che si beano del loro ruolo, le intenzioni si percepiscono in maniera così chiara che alla fine sono costretti ad ammettere che “non ci si può nascondere dietro un dito”. I ricatti e la volgarità sono all’ordine del giorno. I bambini vedono il Grande Fratello, tette culi e parolacce non fanno più scandalo. Si reprime, si spaventa, si espelle e si emargina. Ci si fa vanto della propria opulenza e non ci si cura dei più deboli. La crisi è passata, sta passando, e nulla è cambiato. Obama è portatore di speranza e tratta con
D’altra parte quello che vedo è incoraggiante. Leggo un giornale fantastico, in cui chi scrive non mi delude in quanto a professionalità, trasparenza, motivazione. Ci sono persone appassionate, e questo fa sentire molto meno soli. Le manifestazioni nascono su Internet, sui blog la discussione è continua e spesso produttiva per tutti. Ci si esercita nella piccola democrazia di un commento. Certo che ci sono i troll, quelli che sono lì solo per insultare e denigrare, ma sono la minoranza, e vengono emarginati. Non fanno audience. Gli autori leggono i commenti e rispondono, e coltivano i propri lettori. C’è molta consapevolezza del proprio ruolo, nei blog d’elite che mi piace leggere. Negli altri invece, ci si svaga, più che altro. Si cerca di definirsi, si cresce anche lì. Soprattutto, si condivide. Rivoluzione. Che ora arriva in piazza, e vota, e incalza con le domande, e chiede giustizia. Tanti se ne vanno dall’Italia, tanti rimangono e cercano di cambiare le cose. Tanti si insultano e si odiano, tanti altri si stimano e si mandano messaggi d’incoraggiamento. Quelli che si ribellano al pizzo esultano all’arresto del mafioso. Piccole cose cambiano.
La fortuna decide. Se Martina Di Gianfelice vuole fare il magistrato perché ha conosciuto Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato, c’è sempre una Paola che invece di continuare con gli studi fa la cameriera e impara l’inglese. Cosa le avete fatto, chiede Bruno Tinti. Caro Bruno, lei ti scrive ancora, ti legge ancora, spera ancora di poter tornare indietro. Dipende da noi. Accorciare le distanze, non perdere il ritmo, continuare a crescere. Caro Bruno, perché dovrei votare PD? Per la stessa ragione per la quale lei dovrebbe tornare in Italia. Utopia. Non so se ne sono capace. Vorrei emigrare, ma l’alternativa non so se è preferibile, e penso che comunque prima o poi tornerò. Caro Bruno, c’è spesso bisogno di cambiare aria.
Da un lato c’è lo sfascio della giustizia, salvandoci l’anima, urlando e strepitando. Dall’altro c’è la riforma… (Casini, 16 nov. 09)
Al vertice di Roma della FAO (per presiedere al quale B. rimanda il processo Mills a gennaio) non si stanziano 44 miliardi di euro per arginare la fame che nel mondo uccide un bambino ogni cinque secondi. Per la crisi economica gli stati hanno versato alle banche qualcosa come 3000 miliardi.
Obama in Cina concorda su tutto tranne che sulla censura web (peccato che il suo discorso in proposito non è stato diffuso attraverso la tv, i cinesi lo vedranno su internet?), politiche ambientali comprese. Infatti lui e Hu Jintao hanno ben deciso che è “prematuro” ridurre i livelli di CO2 in atmosfera, e reso inutile il vertice che si terrà a dicembre a Copenaghen.
Sempre peggio, non c’è speranza di salvare niente, dunque. Nella mia vita vedrò morire tutti gli ambienti che ho imparato a conoscere, tutte le specie che adesso ancora si cerca di preservare. Dovrò assistere al riadattamento, alle migrazioni umane e alla distruzione della geografia di molti posti che ancora esistono. Semprechè la fame non elimini il problema alla radice, pesando più della crescita demografica esplosiva di paesi come Cina e India. Oggi in proposito mi domandavo come si possa considerare più importante la vita umana piuttosto che quella degli animali, o dell’ambiente in genere… io non ci riesco. So quanto sono collegate, e per me stanno esattamente sullo stesso piano. Hanno semplicemente implicazioni diverse, a seconda di cosa si vuole evidenziare. Tutto funziona così, non esiste un unico livello. Non c’è un meglio e un peggio, tutto si collega e reagisce, e non torna mai indietro. È la prima cosa che ti insegnano e l’ultima che arrivi a capire davvero. La gente non ha idea di quello che stiamo causando.
D’altronde, l’informazione è in una fase di cambiamento, da quella unidirezionata della tv a quella multidimensionale dell’era digitale. Le onde elettromagnetiche ci circondano e ci rincoglioniscono, e in Italia almeno, ci facciamo infinocchiare molto facilmente. Cosa ancora più destabilizzante, non solo viviamo in un Paese in cui metà della popolazione interpreta le cose in un modo e l’altra metà nel modo opposto, ma almeno una delle due metà (quella in cui mi metto anch’io) è costantemente preda di dubbi sulla fondatezza delle proprie opinioni. Mi spiego, in prima persona: cerco di essere intellettualmente onesta, perché questo è uno dei valori che riconosco nelle persone che stimo, e quindi ogni tanto, davanti a chi mi capovolge le informazioni, mi chiedo “ma sono io che sbaglio?”. Allora ricontrollo tutto, le fonti se sono fondate, i riferimenti se sono precisi, gli errori se ce ne sono in chi riporta le notizie, e alla fine posso dire “no, è ragionevole, è logico pensare così, ci sono degli episodi similari, ci sono delle prove e degli indizi”. Quindi dico “sbagli tu, per questi motivi”, e se mi sento rispondere “ti manovrano”, ricomincia tutto, devo ripartire da zero e rifare il percorso del pensiero con maggiore accuratezza… ma ritorno sempre a dire “avevo ragione io! È così! È palese! Ci sono le prove, sono autorizzata dai fatti ad avere questa visione d’insieme!”. Niente. Non ci capiamo.
Mi sento all’interno di 1984 di Orwell, costretta a dubitare di tutto, anche della mia fiducia che per natura sono portata a provare verso alcune persone.
Domanda: l’altra metà, ha dubbi?
Quella del Fatto è anche la mia voce. Sono una persona onesta, e voglio essere rappresentata da persone TRASPARENTI. Che non fanno affari con le mafie. Che non usano a loro convenienza gli strumenti dello Stato. Che non sviliscono la richiesta di giustizia dei cittadini. Che alimentano, e non insultano la fiducia nelle istituzioni e nella magistratura. Che considerano governare non un diritto, ma un DOVERE.
Mi indigno, mi appassiono, manifesto, scrivo, esercito la mia coscienza critica. Ma ho bisogno del vostro appoggio concreto, Presidenti. Ascoltateci e imprimete un’altra rotta a questa malconcia nave chiamata Italia.
Ci vediamo il 5 dicembre a Roma, per la grande manifestazione nata sul web.
L’Italia è un simpatico paese, questo lo sapevamo già, più che una democrazia è una chiaccherata al bar, più che diritti abbiamo cortesi concessioni, più che doveri dobbiamo fare riverenze. In questo periodo trovo tuttavia che, ad un osservatore esterno, dobbiamo apparire più strampalati del solito: in particolare mi riferisco alla situazione nella quale Berlusconi ha messo la destra, il governo, e il Parlamento in generale, e della quale è specchio e testimone Gianfranco Fini.
Domenica sera da Fabio Fazio c’era anche lui, e abbiamo assistito ad un’intervista che in qualche modo ci aspettavamo, e che non ci ha deluso, devo dire. Se già è fantascientifico che un leader della destra, oltre ad essere stato un fascista ed essere nato in una famiglia comunista, rappresenti in questo momento una parte della opposizione a B. col quale pure è al governo, ancora più assurdo a mio parere è il silenzio parlamentare (fatta la solita eccezione per l’IDV e un paio del PD) che circonda il rifiuto di Fini a firmare alcun “patto” sulle riforme della giustizia, facendolo apparire un gesto straordinario quando dovrebbe essere molto normale, almeno in un altro Paese. Riassumendo, Fini ha detto più o meno che, essendo Presidente della Camera, non firmerà proprio niente, e che in generale è contrario al clima da caserma che si respira nel PdL, nonché a leggi ad personam berlusconianam. Di certo la giustizia va riformata, ha detto, e
Per inciso, Berlusconi nel 1983 ha avuto sotto controllo il telefono perché era sospettato di finanziare un traffico di droga, tramite Vittorio Mangano che gli portava dei “cavalli” in albergo, pensa un po’. Borsellino appurò da altre indagini che per “cavalli” e “magliette” si intendevano partite di droga; l’indagine fu archiviata nel ’91. Colpevole nell'''89 di falsa testimonianza in un processo per diffamazione, fu assolto perchè il fatto non costituiva più reato. Dal '92 sono cominciate altre inchieste sul gruppo Fininvest. Successivamente, nel 1993, B. entrò in politica perché altrimenti sarebbe stato condannato o costretto al fallimento, assieme ai suoi soci (Fedele Confalonieri in un'intervista a Curzio Maltese).
Cominciamo da Baricco e dal crocifisso:
Meglio di tante altre notizie e idee, pari in importanza e necessità di dibattito, la disputa che da qualche giorno divide l’Italia a opera di un certo rispettabile imam, Adel Smith, ha avuto la capacità di infiammare gli animi tra cori di polemiche e schiere di indignate risposte… capacità non certo disprezzabile, io reputo. Sarebbe altrimenti potuta essere sollevata una questione del genere? Da questo punto di vista ammiro davvero il signor Smith, per la sua abilità nel concentrare l’attenzione di milioni di persone su un tema soltanto, e in così poco tempo! Le reazioni sono sempre diverse, tutti ne abbiamo potuto avere esperienza, credo: ognuno trova un motivo diverso per schierarsi da un lato o dall’altro.
All’interno di tutta questa grande storia… beh, mi piacerebbe dire la mia. Posso?
Io parto dal presupposto che uno Stato, come organo politico che si basa sulla maggioranza per prendere ogni decisione, non dovrebbe avere una propria religione. Perché? Perché si svaluta tantissimo il concetto stesso di fede in un Dio, così. Non nasce forse da questo credo “condiviso” da un popolo intero, l’adesione ad esso di tanta parte dei credenti solo per convenzione, abitudine, aspettativa? La religione a mio parere è un fatto assolutamente individuale e nulla ha a che vedere (o dovrebbe avere, nel mio utopico sogno di realtà) con la vita politica. Nel nostro caso, la religione cristiana cattolica, della quale con tanto ardore ci dichiariamo praticanti, più di ogni altra, forse, incentra l’attenzione sulla verità delle cose e delle persone, le spoglia delle apparenze, si fonda sul perdono e sulla tolleranza… giusto? Cosa cambia ai cattolici, allora, se il crocefisso c’è o non c’è nelle aule?
(…) A chi è mai importato, diciamolo, di quel simbolo di speranza? Aiuta i bambini a imparare a pregare a memoria? Lo riconosco senz’altro; ma è giusto? Non saprei. In ogni caso, ci stiamo attenendo, un Paese intero, a una legge fascista. Per quanti va bene? Per quanti quella normativa ha un valore diverso dall’originale, un valore sentito?
Chi si è mai posto il problema? Nessuno lo aveva mai sollevato prima, è vero: per questo, ripeto, ammiro il signor Smith. Ha messo in crisi la nostra carissima “identità nazionale”: che belle parole. La metà dell’indignazione esplosa nasce da questo, sapete? Dall’orgoglio italiano ferito! No comment… (…)
Era il 2003 e avevo circa 16 anni, e più o meno la pensavo come adesso, scrivendo per il giornale scolastico. Alessandro Baricco stasera da Fazio parlava di come nella vita si hanno sempre 16-17 anni, è l’unica età che si riesce a immaginare, a posteriori. Io ho pensato che l’ho conosciuto, l’ho letto, proprio in quell’età lì, e che mi è sembrato insuperabile perché esprimeva esattamente quello che provavo, in un modo sapientemente misurato che mi era assolutamente sconosciuto fino a quel momento, bellissimo. Poi ho letto Pessoa, e il massimo si è spostato un bel po’ più su, ma il periodo-Baricco è stato molto lungo e molto intenso.
La questione del crocifisso è stata riportata alla ribalta dopo qualche anno da quell’episodio da una sentenza della corte di Strasburgo (che giudica solo, ricordiamolo, l’applicazione della Carta dei Diritti Umani) la quale decreta come il crocifisso nelle aule scolastiche leda la libertà dei genitori di educare i propri figli secondo i loro principi morali, quando questi sono diversi da quelli cristiani. Ora, ovviamente non credo che questo sia vero, nel senso che i figli si educano come pare e piace all’interno della realtà, la quale è così piena di simboli e principi morali diversi dai propri, che o si vieta tutto a tutti o ci si rassegna a spiegare perché i propri principi educativi siano migliori di quelli altrui, però la sentenza è senz’altro utile a squarciare il velo (il telone di plasticazza, più che altro) di ipocrisia che questo civile “adeguarsi” porta con sé.
Se queste proteste vengono sempre e solo da atei e laici in genere, ci sarà pure un motivo, e forse è che, nell’assenza di simboli di riferimento che la condizione comporta (escludiamo gli agnostici perché loro un simbolo potrebbero pure trovarlo), si richiede uguaglianza, ovvero niente per nessuno, posto che il termine di paragone ovviamente sia il laico o l’ateo. Il guaio è che questo è un vizio molto umano, per cui tutti tendono a voler essere quel termine di uguaglianza, ed estendere il proprio pensiero agli altri, e così infatti hanno fatto finora i cristiani, piazzando negli edifici pubblici i crocifissi, come sarebbe sancito dalla legge fascista, accanto all’immagine del re e a un tricolore.
La questione è molto semplice: l’Italia è uno Stato laico, ovvero non ha nessun simbolo religioso. Punto. Cos’altro c’è da dire? Dove sta la perplessità? Le consuetudini non sono leggi e non sono accordi internazionali sui diritti umani.
Ma se lo Stato è laico e mantiene un Concordato con
Alessandra P., 7 nov. 09
linko anche due riflessioni in proposito: quella di Dario Fo e quella di Paolo di Modica